Caro libri: una delle tante forme di esclusione sociale.
Essere studenti in Italia, studiare, formarsi, sviluppare capacità critiche diventa sempre più difficile. L’esclusione sociale dai processi di formazione sta diventa di in anno in anno, riforma dopo riforma, un fenomeno radicato nella società italiana. Il “Diritto allo Studio” viene

visto sempre più come una stupida lotta ideologica figlia del Sessantotto.
In una scuola specchio di una società civile e di un panorama politico totalmente in crisi, la parola Diritto diventa sempre più sinonimo di privilegio. L’esclusione sociale dallo studio, ossia tutti quegli ostacoli che effettivamente impediscono uno studente di poter conseguire il proprio successo formativo, continua ad alimentare nella scuola italiana un vero e proprio darwinismo sociale, dove chi è povero e non riesce a pagarsi gli studi è destinato ad essere sfruttato, chi è ricco e può studiare potrà diventare parte “della classe dirigente”.
E’ in quest’ottica, targata nel 1925 “Giovanni Gentile”, che negli ultimi quarant’anni si sta muovendo la scuola italiana, indipendentemente dagli schieramenti governativi, salvo rarissime eccezioni.
Il caro libri - così come le classi ponte, il cinque in condotta, la dispersione scolastica- è fattore determinante di questa esclusione. Essa avviene su più fronti: in base al reddito e alle condizioni sociali di partenza, in base alla nazionalità, alla cultura, alla religione.
In poche parole “se non puoi non vai avanti”. E’ questa l’inevitabile sintesi che si può logicamente trarre leggendo il tasso di dispersione scolastica (uno studente su cinque in Italia non si diploma, in Puglia uno su quattro), le medie di spesa dei libri di testo, le spese per i trasporti, l’inefficiente copertura delle borse di studio, la mancanza di un welfare cittadino, la formazione professionale.
Quest’ultima, la serie Z delle scuole italiane, dove uno studente può completare il suo obbligo scolastico venendo letteralmente sfruttato a costo zero da aziende, facendo lavori che non hanno nessun obiettivo formativo.
Il significato del Mercatino del libro usato dell’ Unione degli Studenti di Bari, aldilà della giungla di cifre e percentuali, è forte e chiaro. Restituire credibilità al sapere e alla scuola Italiana, partendo da attivismo dal basso, rilanciando il protagonismo, la partecipazione e soprattutto l’informazione libera tra gli studenti.
Il Mercatino si collega anche con una battaglia che è iniziata diversi anni fa in Puglia, e che solo lo scorso autunno ha prodotto un importante cambiamento: l’approvazione di una nuova legge regionale sul diritto allo studio per combattere tutte le forme di esclusione sociale degli studenti pugliesi. Purtroppo l’approvazione è solo un primo passo, il quale diventa inutile senza degli adeguati finanziamenti. E’ proprio sui regolamenti attuativi della legge che ci muoveremo il prossimo Ottobre nelle scuole e nelle piazze pugliesi.
L’Unione degli Studenti di Bari

349 500 92 41






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Mercatino del Libro Usato 2010 - Bari