
da studenti.it
E' di oggi la notizia che le associazioni studentesche italiane e francesi UDS e UNL, “gemelleranno” le loro proteste di venerdì prossimo.
“Al giorno d'oggi la Francia e l'Italia stanno affrontando grandi problemi relativi alla scuola pubblica” - si legge nella nota di UDS e UNL - “Le manifestazioni studentesche sono represse, la voce degli studenti non è considerata, le classi sono sovraffollate, viene diminuito il personale ogni anno, le loro condizioni diventano gradualmente precarie”.
Gli studenti dell'Unione degli Studenti e della francese UNL ritengono che entrambi i propri governi “non stanno dando una risposta adeguata ai bisogni e alle aspettative degli studenti”, portando avanti politiche basate sul “profitto e la competizione”.
“E' fondamentale per noi collegare la nostra protesta e le nostre proposte con quelle degli altri studenti europei”, sostiene Stefano Vitale dell'UdS. “Al gorno d'oggi – continua Vitale - molte decisioni, anche sulla scuola, sono prese a livello sovranazionale e molti governi, come quelli di Francia e Italia, stanno adottando politiche simili di smantellamento della scuola pubblica contro le quali gli studenti devono fare fronte comune”.
Per questi motivi gli studenti italiani e francesi venerdì prossimo saranno presenti nelle principali piazze italiane e in quelle francesi.
Obiettivo della mobilitazione italiana è introdurre dei cambiamenti alla riforma prima che questa venga pubblicata nella Gazzetta Ufficiale. "Ci vogliono ignoranti... ci avranno ribelli" è lo slogan dell'Unione degli Studenti e Link-Coordinamento Universitario, che scenderanno in piazza il 12 marzo accanto ai lavoratori della CGIL contro i tagli del Governo.
Per tutti le riforme del Governo a scuola e università nascondono solo l'esigenza di risparmiare sulla spesa. La riforma epocale di cui ha parlato la Gelmini in realtà punta ad indebolire la formazione pubblica -scolastica e universitaria- a favore di quella privata.
Critiche anche al Ddl sull'apprendistato che sancisce la possibilità di assolvere l'obbligo scolastico all'interno di un luogo di lavoro svolgendo l'apprendistato: "Un'officina non è una scuola e permettere che l'obbligo scolastico possa essere inserito in un percorso di fatto lavorativo rappresenta il via libera a forme di privatizzazione delle conoscenze e dei saperi" hanno dichiarato i rappresentanti degli studenti.
Secondo le associazioni promotrici della nuova mobilitazione la riforma Gelmini che sta per approdare nelle aule parlamentari "rappresenta l'ultimo atto di un processo in corso da anni, il passaggio dall'attacco all'università pubblica alla sua abolizione, dall'incentivazione dell'apertura ai privati all'ingresso obbligatorio delle aziende nel governo dell'ateneo. Se il parlamento approvasse questa legge, partirebbe un conto alla rovescia inesorabile: tutti gli atenei italiani avrebbero 9 mesi per adeguare i loro statuti, con una procedura straordinaria."
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