
Perché una campagna sulla Sessualità?
NO alla Violenza, NO alle discriminazioni, NO ai sensi di colpa sono le parole d’ordine per quanto riguarda gli studenti medi.
Per affermare che la libertà di orientamento sessuale e di genere anche e soprattutto per noi studenti medi è un valore irrinunciabile e che il nostro impegno non si fermerà finché l’omofobia non sarà solo un ricordo di vecchie barbarie. Noi, sognatori di una scuola diversa vogliamo continuare a lottare contro l’omofobia ogni giorno a partire da dentro le nostre scuole. Consapevoli che una scuola dove un ragazzo si sente soffocare tanto da togliersi la vita è una scuola che ha fallito. Che una scuola che ancora riveste con l’abito del tabù una tappa così problematica e delicata della crescita dei ragazzi è una scuola che ha fallito. Roba preistorica.
Vogliamo continuare a lottare perché la scuola da luogo di tutti non diventi mai un luogo di nessuno, dove la legge è quella del più forte e gli altri sono avversari. Vogliamo che rimanga sempre un luogo partecipato, di crescita collettiva, dove sia dato a tutti il diritto essenziale di crescere.
Da anni abbiamo imparato che le cose difficili da combattere sono proprio quelle che non si vedono con la convinzione che un male invisibile si combatte con una lotta costante.
Quello che ci preme eliminare è l’omofobia interiorizzata che viene fatta propria e diventa la paura e il disprezzo di sé. Il sesso (non solo fra persone dello stesso sesso) non è trasgressione, fa parte della vita di tutti noi. Siamo schiacciati tra tv e internet che troppo spesso ci propinano il sesso come un must (se non lo fai sei minorato) e una scuola sorda. Una scuola che riempiendo gli studenti di nozioni teoriche pensa di aver già fatto abbastanza per la formazione dei suoi studenti.
La conoscenza è un puzzle che ciascuno costruisce a modo suo, ma l’informazione è un diritto di tutti. Ed è proprio informazione che gli studenti medi chiedono per prima cosa. Una sorta di aiuto dal mondo “dei grandi”, dall’istituzione che ha (o dovrebbe avere) a cuore la loro formazione.
La scuola è spesso lo specchio della società. Vogliamo che il disagio a scuola sia letto come sintomo di un malessere più generale. Basta parlare l’eterno linguaggio delle maschere. Basta fingere di ignorare, di non sapere, di non conoscere. Basta. È arrivato il momento di organizzare, corsi, incontri con esperti, anche solo momenti di dibattito che sollevino la sessualità e le differenze dal loro ruolo di nascosti e subalterni.

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