

Quelle marionette dello Stato che sono i media di comunicazione di massa non mancheranno di ritrasmettere la propaganda ufficiale del potere fabbricando tutta un'atmosfera di terrore e paura.
A un anno dalla rivolta del dicembre 2008 il sistema di sfruttamento e oppressione prova una volta di piu' a riaffermare la sua autorita'. Il governo sta tentando di rafforzare uno stato permanente di emergenza per gestire cosi' l'indignazione sociale e imporre il silenzio dei cimiteri all'insieme della societa'.
In risposta all'invasione della citta' noi ci ritroviamo ad occupare il Politecnico.
Facciamo un appello ad ogni persona che desidere resistere perche' lo faccia con ogni mezzo necessario. Proseguiamo a mantenere questo spazio nello nostre mani cosi' come a dichiarare la nostra solidarieta' incondizionata con tutte e tutti quelli che debbono affrontare la persecuzione dello Stato. Esigiamo la liberazione immediata di tutte e tutti gli arrestati e i fermati.
NOI NON DIMENTICHIAMO E NON PERDONIAMO. TUTTO CONTINUA.
Il Politecnico Occupato

“ο λαός θα πεί την τελευταία λέξη/ αυτές οι νύχτες είναι του αλέξη” - “the people will have the last word/ these are Alexis’ nights”.
[LEGGI: articolo di Dionisis Granas pubblicato il 9/12 su Edufactory.org]
[LEGGI: info aggiornate sulla situazione in Grecia]
Le scene di guerriglia della Grecia ci riportano indietro di sette anni, stessa protesta nata pacificamente a Genova, ma sprofondata nel caos più profondo. Durante un clima acceso di proteste studentesche contro la riforma delle università da parte del governo di centro-destra, il 6 Dicembre nel quartiere anarchico di Exarchia un polizziotto uccide un quindicenne
Secondo Renato Caprile inviato di Repubblica in Grecia, il giovane Andreas Grigoropoulos era un giovane di buona famiglia, frequentava uno dei licei più esclusivi di Atene. Mentre beveva una birra in un bar con gli amici è nato un diverbio con una volante della polizia a causa di un lancio di una bottiglia di birra. Il diverbio si è subito trasformato in un omicidio, causato anche questa volta dalla scelleratezza di un agente di polizia, che ha freddato in un attimo un giovane ragazzo.
Da lì a poche ore il paese è sprofondato nel caos più totale. Si è innescato un ciclo di violenze in tutte le principali città del paese, manifestazioni, guerriglie urbane, scontri tra studenti e polizia. (Vedi articoli di Repubblica 1 e 2)
Purtoppo la violenza genera sempre violenza. E' un dato di fatto. Il governo di Costas Karamanlis ne pagherà le conseguenze, si parla di elezioni anticipate, il ministro della difesa ha già presentato le dimissioni. Purtroppo stiamo vivendo un periodo di forte crisi economica, la gente non riesce ad arrivare a fine mese, gli acquisti calano e cala anche il benessere della popolazione.
E' questo che dovranno tener conto i governi, anche il nostro. Ormani non si possono più escludere le rappresentanze sociali da un piano di riforma economico. Non si può più andare ad agevolare le banche a discapito della formazione, delle famiglie e del lavoro.