
Arriva settembre e sale l'angoscia per la preannunciata distruzione della scuola pubblica, a una settimana dall'inizio di un anno
tumultuoso torna lo spettro del precariato a minacciare i veri protagonisti della scuola.
In un paese in cui "ballo" è sinonimo di morbo docenti e precari subiscono le conseguenze di una riforma distruttiva, ma non osservano in silenzio!
E' stata lanciata il 3 Settembre dai precari la mobilitazione nazionale, dopo UNO SCIOPERO DELLA FAME DURATO 17 GIORNI sotto Montecitorio.
Così, contro i tagli e i licenziamenti attuati da un governo che pone sempre più ostacoli all'accesso al sapere, LA RETE DOCENTI PRECARI di Bari ha organizzato un presidio sotto l'ufficio scolastico provinciale che continuerà domani a partire dalle ore 10:00.
l'uds Bari torna ad esprimere la sua solidarietà ai precari condividendone la lotta!

Articolo su FLCCGIL.it
di Camilla Povia
Il grembiulino obbligatorio potrebbe essere l´ultimo dei problemi. Quello che spaventa sono i tagli previsti dal decreto legge approvato dal Parlamento. Rischiano di chiudere quattromila scuole in Italia, di cui 379 in Puglia. Chiuderebbero i battenti, o nella migliore delle ipotesi verrebbero accorpate, quelle strutture scolastiche che sono sotto dimensionate, e cioè che hanno meno di 500 alunni iscritti. «A Bari e in provincia sono 72 le scuole che potrebbero chiudere - dice Lena Gissi, segretario provinciale Cisl scuola - e il dato è peggiore di quello che pensavo. Avremo grossi problemi per garantire il diritto allo studio, perché la soppressione di un numero così elevato di scuole non ha niente a che fare con la riorganizzazione della rete scolastica. E´ solo una macelleria numerica funzionale alla riduzione delle docenze e dirigenze»
I sindaci non possono fare nulla? «I sindaci devono e hanno il dovere di ribellarsi - ha detto la Gissi - perché cadrà sulle loro spalle il costo dei trasporti verso la sede centrale delle scuole accorpate». Il dato più preoccupante è quello di Bari, dove chiuderebbero o sarebbero accorpate più di 15 scuole. A Molfetta ne rimarrebbero tre su cinque, a Gravina due su quattro. «In Puglia ne abbiamo oltre trecento - spiega Lucrezia Stellacci, direttore dell´ufficio scolastico regionale - L´elenco completo ci è stato spedito qualche giorno fa dal ministero della Pubblica istruzione». I tagli obbligatori che compaiono nel testo del decreto appena approvato, saranno effettuati nell´arco di tre anni. Ma non sembra essere una consolazione se si pensa a quante cattedre e dirigenze verrebbero meno. «Non è ancora niente di definito - ha detto la Stellacci - adesso bisognerà studiare gli elenchi delle scuole pugliesi sotto dimensionate e cercare la soluzione migliore».
Le sorti delle 379 scuole pugliesi sono in mano al ministro della Pubblica istruzione, Maria Stella Gelmini, che entro 45 giorni elaborerà un piano per raggiungere gli obiettivi. «Gli interventi che ci saranno consigliati - ha detto la Stellacci - poi si tradurranno in regolamenti». Ma lo sconforto arriva anche dalla Regione. «Penso a quei piccoli presìdi di provincia - dice Domenico Lomelo, assessore regionale al diritto allo Studio - come Poggiorsini, per esempio, che ha una scuola composta più o meno da 200 alunni. Dovranno spostarsi ogni mattina in un altro paese perché il loro edificio scolastico è stato accorpato in quello di un Comune più grande?». Le uniche strutture scolastiche che resisteranno alla mannaia dei tagli sono quelle con più di 500 studenti. Il 2008 è stato un anno nero per le scuole del sud: negli ultimi mesi sono state tagliate anche oltre 1400 cattedre su tutto il territorio.
BARI - E´ una rivolta senza precedenti, quella che gli insegnanti pugliesi stanno preparando contro le dichiarazioni del ministro Maria Stella Gelmini a proposito della diversità di prestazioni fra professori del Nord e professori del Sud. «L´indignazione tocca ormai livelli impensabili – dice Maddalena Gissi, segretario generale della Cisl Scuola – tanto che è in corso un vero tam tam di email, messaggi, telefonate. C´è la voglia da parte degli insegnanti della nostra regione, come immagino di tutto il Mezzogiorno, di alzare la voce finalmente»
A reagire, questa volta, non sono i rappresentanti istituzionali della categoria, non soltanto loro. Ma è la base: «Sono soprattutto i docenti che vivono la scuola come un impegno nei confronti dell´alunno, prima di tutto, a non voler lasciar correre questa volta», spiega Gissi. Ed è un vero e proprio sfogo per esempio quello di Adele Dentice, insegnante della "San Nicola", scuola di Bari Vecchia. «Se le esternazioni della signora Maria Stella Gelmini fossero state precedute da una mappatura delle scuole italiane – dice – si sarebbero riscontrate le carenze strutturali delle scuole del Meridione, le responsabilità delle amministrazioni comunali e delle province, e l´altissimo numero di istituzioni scolastiche a rischio di devianza socio-culturale, elementi che inevitabilmente abbassano la qualità delle competenze acquisite.
E´ un po´ come lavorare in un pronto soccorso dove bisogna prima procedere sull´urgenza».
Da Piergiuseppe Manicone, docente precario, arriva l´invito al ministro a farsi una passeggiata nelle scuole del Sud: «Bisognerebbe che questa signora – dice - venisse costretta ogni anno a cambiare sede, a ricominciare da capo con alunni e colleghi nuovi con la spada di Damocle di una riconferma che è in forse ad ogni inizio di anno scolastico. Bisognerebbe che la nostra signora, si confrontasse ogni giorno con situazioni familiari impensabili, in un contesto sociale disagiato, in periferie ghetto». Affermazioni, quelle del ministro, che per i docenti pugliesi «non stanno né in cielo né in terra».
Mimmo Mileo, direttivo regionale della Flc Cgil, spiega che «se un gap esiste non è di certo legato alla qualità degli insegnanti». Semmai, dice, è un fatto economico. «Ci mancano i soldi, perché nessuno ce li ha mai dati – spiega il sindacalista – per palestre, laboratori, per mettere a norma gli edifici. Solo in Puglia il 60 per cento degli istituti non è in regola». «Ma noi finora ci siamo accontentati di non perdere il posto – dice Maddalena Gissi – e non abbiamo mai alzato la voce. Forse è arrivata l´ora di farci sentire. E non per noi e per il nostro orgoglio, ma per i nostri ragazzi, perché non si sentano alunni inferiori».
(26 Agosto 2008)
Foto di foundphotoslj