Immagine
 Vogliamo il pane ma anche le rose

 

Sei in | Home Page | Storico | Antirazzismo (inverti l'ordine)

.Storico

 Antirazzismo


Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
feb28dom
Di roberto (del 28/02/2010 @ 21:26:26, in Antirazzismo, linkato 985 volte)

 
gen11lun
Di roberto (del 11/01/2010 @ 13:22:55, in Antirazzismo, linkato 1216 volte)


da Il Fatto Quotidiano del 10 gennaio

A Piazza Vittorio, Roma, dove due terzi dei bambini sono figli di immigrati. E parlano tutti l’italiano.

Abito a Roma, in uno dei quartieri più multietnici d'Italia. Mio figlio Enrico ha tre anni e mezzo, e frequenta uno degli asili pubblici più multietnici d'Italia. Uno di quelli che secondo la Gelmini sarebbero un covo di malessere sociale ed etnico: qui le quote sono esattamente il contrario di quelle che vorrebbe il ministro, ma le cose vanno benissimo. Due terzi stranieri, un terzo italiani. Eppure, se in un qualsiasi giorno ti affacci in un corridoio trovi solo sorrisi, grida di felicità, lavo retti di cartapesta e cartelloni colorati.

Nessun luogo di bambagia protetta, nessun ghetto per ricchi: asilo pubblico, a solo pochi metri da piazza Vittorio, retta di 60 euro (solo perché c'è la mensa). Una squadra didattica da far paura – maestre, collaboratrici scolastiche, direttrice – a cui dovrebbero dare il Nobel per la pace. Bimbi di tutte le nazionalità: cinesi, sudamericani, indiani, cingalesi, polacchi... A quelli che dicono: “Ma così, come fanno i nostri figli ad imparare l'italiano?”, vorrei solo dire di entrare un momento e di avvicinare l'orecchio alla porta di una classe. Parlano tutti italiano, tutti. Qualcuno si porta traccia di accenti diversi, ma molti parlano l'italiano meglio degli italiani, anche se hanno un cognome pieno di consonanti (il peso delle cadenze, direi senza polemiche, èinferiore a quello che si sente sui banchi del governo). L'unico indizio di diversità etnica lo trovi se ti metti a sbirciare le targhette dei nomi sotto gli attaccapanni: “Shannah, Sophie, Oliver... Ogni attaccapanni ha un nome, e anche un disegnino. Il rito di appello è così: le maestre mettono tutte le schede con i nomi dei bambini sul tavolo, e anche i bimbi che non sanno leggere trovano i loro e vedono quello degli altri. Poi lo vanno infilare su una parete dove c'è una bacheca piena di tasche trasparenti. Enrico ha una chiocciola, ed è molto contento.

Quando sento dire che i genitori fuggono dalle scuole con gli stranieri penso a questa estate. C'era gente che tramava di restare fuori. Prima ancora di iniziare le lezioni la direttrice mi ha telefonato: “Facciamo una festa di benvenuto”. E io: “Prima ancora di iniziare?”. E lei, ridendo: “Sa, per integrare i bambini bastano tre giorni. Per i genitori non bastano tre mesi” . Geniale. Quando sento parlare di integrazione, invece, mi viene in mente un’immagine di questo autunno. Riunione dei genitori. La direttrice ci informa: “Serve un rappresentante dei genitori”. Molti dei genitori italiani, fra cui io, si guardavano preoccupati. Nessuno si è fatto avanti. Allora ha parlato il padre di un bimbo rumeno: “Mi candido io! Mi chiamo Silvio, un nome perfetto per la politica, nontrovate”.Inutile dire che Silvio è stato eletto all'unanimità. E la paura etnica? Mio figlio ha visto Biancaneve ed è rimasto terrorizzato dalla strega Malefica, quella con il velo sotto la gola. Due giorni dopo ha visto la madre di un compagno con il velo e si è spaventato: “In classe è venuta Malefica!”. Gli abbiamo spiegato: “No, Enrico, la signora ha il velo perché è musulmana”. Non sembrava convinto, ma non ne ha parlato più per due mesi. Poi, la settimana scorsa ha rivisto il dvd di Biancaneve: “Papà, Malefica è musulmana?”. Capirà. Spesso i bimbi stranieri non vengono alle feste. Spesso non vengono perché i genitori pensano che il regalo sia obbligatorio. Ma la scuola unisce tutti, ed è diversa in tutta Italia. Si possono decidere a Roma delle quote per risolvere tutti i problemi ? Non lo hanno fatto in nessun paese del mondo.

Allora chiedo. Cosa significano le quote per legge? Provo ad applicarlo alla classe di Enrico. Che dieci bambini se ne dovrebbero andare via. E perché? E, soprattutto, dove? E poi, queste quote, come vanno contate. Devono comprendere i bambini che sono stranieri anche se nati in Italia? Solo quelli nati fuori? Solo quelli che sono stranieri e non parlano italiano? E i bimbi stranieri di tre anni che parlano italiano? Venerdì, dopo gli scontri in Calabria, una madre araba mi ha fermato all'uscita della scuola: “Tu fai il giornalista, cosa ci accadrà, adesso?”. Le ho risposto: “Nulla”. Invece aveva ragione lei. Sto provando a immaginare dove dovrebbero mandare i bimbi che non avrebbero più diritto alla loro scuola,i fuoriquota. Li deportano altrove con il pullmino? In qualche bella scuola dove c'è un posto etnico per stranieri libero? In qualche asilo dei Parioli? L'unico problema di quota che ho visto a scuola sono due gemelline cinesi di tre anni. Ogni volta che le maestre hanno provato a dividerle pianti a dirotto. Erano diventate la favola della scuola. Oggi cosa faranno? Alla fine, le maestre le hanno riunite. Lieto fine. Speriamo che dopo aver riunito le gemelle, l'anno prossimo, non si debbano dividere i bimbi. Anche perché, forse, il buonsenso delle maestre prevale sui decreti delle ministre ministri.
 

 
gen10dom
Di roberto (del 10/01/2010 @ 14:59:36, in Antirazzismo, linkato 1308 volte)

Rosarno, cittadina calabrese ricca in questo periodo di stranieri dediti alla raccolta stagionale degli agrumi, è da poco passata agli onori della cronaca per le scene di guerriglia scoppiate tra immigrati e forze dell'ordine. Tutto è iniziato in seguito all'aggressione verso due immigrati sparati alle gambe: gli immigrati sono scesi nelle strade del paese e la risposta delle forze dell'ordine è stata immediata, schierandosi in tenuta antisommossa; velocemente la tensione è salita e si è arrivati a gravi scontri, non sono mancati atti da guerriglia urbana quali sassaiole, cassonetti incendiati, macchine rovesciate e vetrine rotte. Gesti immancabilmente sbagliati, ma c'è da chiedersi cosa si celi dietro tanta rabbia covata. Senza dubbio stiamo parlando di persone che vivono in una condizione di disagio molto grave, sconosciuti allo stato e quindi privi di qualsiasi diritto, emarginati, e utili solo a chi cerca una mano d'opera di bassa qualifica ma soprattutto poco retribuita. Questa condizione è dovuta ai governi che si sono succeduti dalla legge Bossi-Fini che non permette agli immigrati di entrare legalmente in Italia senza prima aver trovato un posto di lavoro, questi sono quindi costretti in una situazione di caldestinità che non li permette in alcun modo di trovare lavoro regolare e duque diventano in molti casi manovalanza per la mafia o in situazioni di illegalità. In seguito alle violenze si è determinata una vera e propria guerra tra poveri, nelle popolazioni di Rosarno si è sviluppata ancora rabbia nei confronti dell' immigrato, causa dei problemi e non vittima di essi.
Se si è dunque giunti a questa drammatica situazione per politiche di esclusione verso queste fascie di popolazione è al più presto necessaria un'inversione di tendenza. Gli immigrati si sono trovati ovviamente nuovamente costretti ad abbandonare il luogo dov'erano precedentemente. Circa trecentocinquanta ora si trovano nel CIE di Bari sono sottoposti ad identificazione. Ma come se non bastasse il caro Ministro Gelmini ha approfittato della risonanza mediatica del caso per rilanciare il suo progetto di scuola dell'esclusione. Il Ministro ha difatti annunciato che da settembre le nuove classi dovranno avere un tetto massimo del 30% di studenti stranieri per classe. Questa è presentata dalla Gelmini come un'operazione di integrazione per evitare che si creino classi ghetto con soli studenti stranieri, ma questa è solo una strumentalizzazione. Il fenomeno dell'immigrazione è infatti un fenomeno molto ampio in Italia e ci sono zone in cui gli immigrati superano di gran lunga il 30% della popolazione. Quale sarà dunque il futuro di questi studenti? Saranno costretti a trovare scuole dove ci sono meno migranti? Oppure dovranno cambiare città dove studiare? Non sarebbe un'inutile costrizione? O forse avverrà qualcosa di più semplice e più dannoso: questi studenti rinunceranno a proseguire gli studi e continueranno un percorso di esclusione a cui li vogliono costringere.

 
Pagine: 1 2 3 4